Amici, anime golose in cerca di libidine pasquale, preparatevi! Oggi non vi parleremo della solita colomba o dell’uovo di cioccolato che puntualmente vi delude con la sorpresa più inutile dell’universo. No, oggi vi portiamo nella nostra città, L’Aquila, nel cuore dell’Abruzzo, dove la Pasqua ha il profumo inebriante di una nuvola soffice e dolce che fa a pugni (e vince!) con qualsiasi dieta: la mitica Pizza di Pasqua aquilana.
Altro che la solita pizza!
Diciamocelo chiaramente: quando sentiamo “pizza”, il nostro cervello visualizza immediatamente una rotonda croccante, grondante mozzarella e pomodoro. Ecco, scordatevelo! Questa è un’altra storia, un’epopea di sapori che affonda le radici in un passato in cui la Quaresima era una cosa seria, mica come le rinunce al mojito del venerdì sera.
Si narra che le nostre nonne, eroine silenziose con le mani sempre in pasta, abbiano inventato questa delizia per celebrare la liberazione dal digiuno quaresimale. Immaginate la scena: settimane di astinenza, sogni proibiti di pancetta e formaggio, e poi, finalmente, l’esplosione di gusto di questa “pizza” che di salato non ha assolutamente nulla, ma che ti riconcilia con il mondo (e con la tua fame atavica).
La ricetta? Un segreto di Stato custodito gelosamente da generazioni di matriarche aquilane. Ogni famiglia ha il suo tocco magico, la sua personalissima “aggiuntina” che la rende unica come un’impronta digitale. C’è chi osa una spolverata di cannella che ti riporta ai mercatini di Natale in pieno aprile, chi annega le proprie frustrazioni caloriche in un generoso bicchierino di rum (un’antenata ante-litteram della “terapia alcolica” post-abbuffata), e chi la cosparge di codette colorate, trasformandola in una specie di albero di Natale edibile. Il risultato? Un sapore dolce e aromatico che fa l’occhiolino a salumi, salsicce e formaggi, creando un connubio talmente godurioso da farti dimenticare l’esistenza della prova costume.
La vera chicca di questa pizza, diciamocelo senza peli sulla lingua, è la sua sofficità. Talmente morbida che le altre pizze pasquali regionali al confronto sembrano mattoni di tufo. Questa si scioglie in bocca come un bacio rubato, e se per miracolo ne avanza (cosa assai improbabile, credeteci), si conserva divinamente per giorni, avvolta con amore in carta forno e poi in un sacchetto di plastica, come un gioiello prezioso.
La tradizione è sacra: si impasta durante la Settimana Santa, dopo la domenica delle Palme, ma guai a tagliarla prima della mattina di Pasqua! Deve troneggiare sulla tavola imbandita, pronta ad essere affettata generosamente e a fare da complice al salame. (se siete curiosi di scoprire cosa mettere in tavola per una colazione di Pasqua perfetta cliccate qui.
Perché questa usanza? Beh, ai tempi d’oro, la Pasqua segnava la fine della stagionatura dei salumi fatti con la ciccia dei maiali “sacrificati” tra dicembre e gennaio. Era il momento clou per assaggiare il frutto di tanta fatica (e di tanto freddo!).
Quindi, mangiare la pizza di Pasqua aquilana non è solo ingurgitare un dolce. È un rito, un momento di sacra convivialità in cui ci si riunisce attorno al tavolo per celebrare la fine del digiuno e l’inizio della gioia (e del colesterolo). È un’esplosione di gusto che rende la Pasqua ancora più speciale, un ricordo che ti scalda il cuore (e la pancia).

Attenzione: alta pericolosità di dipendenza!
Una fetta tira l’altra, fidatevi. Prima che tu possa dire “ma sì, solo un altro pezzettino”, ti ritroverai con la circonferenza addominale aumentata di qualche centimetro e un sorriso ebete stampato in faccia. Ma che vuoi farci? La vita è fatta di piccoli piaceri, e affondare i denti in questa meraviglia soffice è un peccato di gola che vale assolutamente la pena commettere. Almeno una volta all’anno, la bilancia può aspettare!
E ora, rullo di tamburi… preparatevi a sporcarvi le mani (o ad azionare la fidata planetaria), perché vi sveliamo la ricetta di questa delizia!
Ingredienti per la Pizza Pasquale Aquilana
Per il Lievitino (l’inizio della magia):
● 250 ml di acqua tiepida (non bollente, siamo panettieri, non chimici!)
● 240 g di farina 0 (quella che non fa drammi)
● 5 g di lievito di birra fresco (il vero protagonista, non le bustine anonime)
Per l’Impasto (dove la magia prende forma):
● Tutto il lievitino che hai preparato (ovvio, no?)
● 3 uova medie (non quelle giganti che sembrano uscite da un film di fantascienza)
● 150 ml di latte intero (niente schifezze scremate, qui si fa sul serio)
● 190 g di zucchero (perché la vita è dolce, anche se la bilancia piange)
● La scorza grattugiata di 1 limone (solo la parte gialla, l’amaro tienitelo per i dispiaceri)
● La scorza grattugiata di 1 arancia (idem come sopra)
● 75 ml di olio di semi di girasole (o di mais, se siete anime green)
● 15 ml di rum (il tocco “allegro” della nonna)
● 1 cucchiaino di estratto di vaniglia (quello vero, non l’aroma finto che sa di plastica)
● 5 g di lievito di birra fresco (sì, ancora! Non siamo tirchi di lievito)
● 215 g di patate (pesate crude e senza buccia, non fate i furbetti!)
● 60 g di burro morbido (o margarina, se proprio insistete)
● 780 g di farina 0 (ancora lei, la nostra fedele alleata)
Per la Decorazione Finale (l’apoteosi del colore):
● Codette di zucchero colorate (più ce ne mettete, più sembra una festa!)
● 100 g di acqua (l’umidità è amica dello zucchero)
● 150 g di zucchero (perché non è mai abbastanza!)
Procedimento: Dalle Mani alla Gloria (o alla Planetaria, se siete dei pigroni chic)
Fase 1: Il Risveglio del Lievito (il Lievitino che fa le bolle)
- In una ciotola, versate l’acqua tiepida e sciogliete il lievito fresco, mescolando con delicatezza come se steste cullando un neonato (un neonato fatto di lievito, ovviamente).
- Aggiungete la farina 0 e impastate con energia finché non otterrete una specie di pappetta densa. Non fatevi prendere dal panico, è proprio così che deve essere!
- Coprite la ciotola con un panno umido e lasciate lievitare in un luogo caldo e riparato finché non raddoppia di volume. Ci vorranno circa 2-3 ore, quindi armatevi di pazienza e magari guardate una puntata della vostra serie preferita (senza sgranocchiare schifezze, siamo in “pre-abbuffata”).
Fase 2: La Metamorfosi (quando gli ingredienti si trasformano in magia)
- Nel frattempo che il lievitino fa la nanna, sbucciate le patate, lavatele e fatele a pezzetti. Lessatele in acqua bollente finché non diventano tenere come il vostro cuore quando vedete un cucciolo. Scolatele e schiacciatele con uno schiacciapatate (niente forchetta, siamo seri!).
- Se usate la planetaria (la fedele amica pigrona), metteteci dentro il lievitino gonfio e felice, le uova, lo zucchero, il latte (freddo o a temperatura ambiente, non fate i difficili), il lievito fresco sbriciolato, le patate schiacciate e iniziate a impastare a velocità bassa. Se invece siete dei guerrieri che impastano a mano, beh, preparatevi a sudare!
- Aggiungete le scorze grattugiate di limone e arancia (profumo che inebria!), l’olio di semi, il burro ammorbidito (o la margarina, se proprio ci tienete), il rum (un goccio di felicità) e la vaniglia liquida. Impastate ancora per amalgamare bene gli ingredienti.
- Ora è il momento della farina: aggiungetene metà e impastate per qualche minuto, poi aggiungete la restante farina e impastate ancora per almeno 15-20 minuti. Dovete ottenere un impasto liscio, elastico e che si stacchi dalle pareti della ciotola (o dalle mani, se siete veri eroi).
Fase 3: La Nascita della Palla Magica (la prima lievitazione)
- Trasferite l’impasto in una ciotola capiente spolverata di farina (per non farlo attaccare, non siamo sadici).
- Con le mani unte di farina, formate una bella palla, poi schiacciatela leggermente e coprite la ciotola con pellicola trasparente.
- Lasciate lievitare in un luogo caldo finché non raddoppia di volume. Qui ci vorranno dalle 3 alle 6 ore, dipende da quanto lievito avete usato e dalla temperatura ambiente. Abbiate fede e non sbirciate troppo spesso!
Fase 4: La Divisione e la Seconda Lievitazione (quando le palle diventano “pizze”)
- Una volta che l’impasto è gonfio come un palloncino, versatelo su un piano di lavoro infarinato.
- Dividetelo in 4 pezzi se volete pizze grandi, o in 5 se le preferisci più piccole. Potete anche farne di diverse misure se dovete fare dei regali (brave persone!).
- Con ogni pezzo, formate dei filoncini e adagiateli su teglie rivestite di carta forno. Schiacciateli leggermente con le mani.
- Coprite le teglie con un panno e lasciate lievitare di nuovo finché non raddoppiano di volume. Questa è la fase cruciale per ottenere quella sofficità che fa invidia alle nuvole.
Fase 5: Il Bagno di Calore (la cottura che profuma la casa)
- Preriscaldate il forno a 170°C (non ventilato, siamo tradizionalisti!).
- Infornate le pizze lievitate per 35-45 minuti. Il tempo di cottura dipende dalla grandezza, quindi tenete d’occhio il colore: devono essere dorate e profumate.
Fase 6: La Dolce Conclusione (lo sciroppo e le codette)
- Mentre le pizze cuociono, preparate lo sciroppo: in un pentolino mettete l’acqua e lo zucchero. Fate sciogliere a fuoco dolce e, una volta raggiunto il bollore, lasciate sobbollire per un paio di minuti. Spegnete il fuoco.
- Appena sfornate la prima pizza, spennellatela generosamente con lo sciroppo di zucchero (ancora calda, così lo assorbe meglio).
- Spolverate immediatamente con una generosa quantità di codette colorate. Non siate timidi, più ce ne mettete, più sembra una festa!
- Fate la stessa cosa con tutte le altre pizze.
- Lasciate raffreddare completamente prima di affettare e gustare. E ricordate: la tradizione vuole che si tagli solo la mattina di Pasqua, in compagnia di un buon salame!
Voilà! La vostra Pizza di Pasqua aquilana è pronta per conquistare palati e cuori (e forse anche qualche chilo, ma shhh!).
Buon appetito e Buona Pasqua, anime golose! E se vi viene troppo buona, non prendertela comoda: rifatela!





